21 gen 2009

Il giorno

Il mattino sembrava svanito nel nulla dietro le nuvole di quegli ultimi giorni d’inverno. Solo pochi raggi di sole entravano attraverso i vetri lucidi delle finestre. Dal caminetto gli ultimi attimi dei carboni ardenti sbiadivano gli oggetti della stanza, donandole un colore notturno. Una luce soffusa irrorava ogni angolo esposto, sfumando le forme di ogni cosa. La sedia accanto all’armadio sembrava scomparire in un ombra ormai morente. L’armadio stesso usciva dall’oscurità, mostrando di sé solo due dimensioni, come se in quell’angolo di mondo non esistesse la profondità. I vestiti sopra la sedia assomigliavano a veli coprenti, senza colore, senza forma. In tutto ciò, il pavimento non aveva ancora perso le sue sembianze notturne, di un mare nero solcato dalle ombre. L’assenza di colori definiti, nella penombra di un mattino buio che non sembrava mai introdurre al giorno, non impediva che un sentore di calore pervadessel’aria. Eppure dalle finestre quei pochi raggi erano sempre più flebili, come se il sole non avesse voglia di disturbare la fine della notte, come se il giorno non dovesse venire mai. Eppure quei pochi carboni ancora accesi nel camino stavano per consumarsi inesorabilmente, emanando una luce fredda piuttosto che calda. E il resto della stanza dava l’idea di voler tornare a dormire in silenzio, senza che qualcosa ne disturbasse l’immobilità conquistata nella notte. Non sembrava vero che tutto fosse inerme. Ma quel calore si spandeva sempre più. Si girò nel letto per cercare di capire. E vide che c’era lei accanto. Sorrise, ora poteva tornare a dormire tranquillo. Non gli sarebbe mancata la luce ne il calore in questo mattino svanito nel nulla dietro le nuvole di un ultimo giorno d’inverno. Un giorno bello come gli altri.

2 commenti:

  1. A d'Annunzio de noi atri...Che e sta roba? Farina de tu sacco?

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  2. Qui si postano solo pezzi originali.

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Possibilmente scrivete stronzate.