30 nov 2009

Domani...

Ogni giorno nasce un nuovo giorno. E per quanto questo possa sembrare banale non lo è. Hai pensato che rinasciamo ogni giorno? Ogni scoccare di mezzanotte, entriamo in una nuova vita, entriamo nel domani. Oggi è già domani, perché domani verrà sempre come è sempre venuto. Lo scorrere del tempo non cambierà mai. Ma allora perché affannarci? Perché siamo qui a decidere cosa fare adesso, quando c’è domani? Tu penserai: ma come se oggi è già domani cosa cambia nel fare le cose adesso o domani? Cambia. Adesso puoi ascoltare il tuo cuore. Si ascoltare il tuo cuore. E non parlo di un senso figurato, di ascoltare noi stessi. Io parlo dei battiti, della vita che scorre dentro di noi. Vita vera. Non sensazione di essere vivo. Lo sei. E’ la natura che dice che lo sei. E’ il tuo cuore che pompa sangue nelle vene che dice che sei vivo. E’ una musichetta, può cambiare velocità, ritmo, ma è una musica perpetua. Pensaci: puoi sempre sentire battere il tuo cuore. E non smetterà mai. Mai è il limite della tua vita, se ancora non l’hai capito. Ma spiegami: cosa importa se muori? Il tuo cuore smetterà di battere, ma tu non ci sarai per sentire che non batte più. Cosa ti importa di morire? L’importante è la vita non la morte. Quanta importanza si dà ad una cosa scontata. Adesso tu sei qui e leggi queste parole: cosa conta la morte? Oggi come domani tu sarai qui. Potresti dirmi: e se domani per me non ci fosse? Tu non lo sai che non domani non ci sarà per te. Neanche se tu fossi in un letto di ospedale ormai morente, potrai mai sapere che domani non ci sarai. Quindi domani tu ci sei. Perché domani è un oggi di ieri. Capiscimi: non ti voglio dire che vivremo in eterno. L’eterno è la nostra vita. Purchè sia vita e non pensiero all’oggi inutile. Esiste solo domani quindi. Domani in quanto facente parte di oggi. Perché è il futuro che conta. Non il presente e tantomeno il passato. Pensare e fare cose oggi che non hanno senso nel domani, è inutile dunque. Oggi devi pensare a te stesso. Guardati intorno: vedrai cosa è la vita. Non puoi vedere: ascolta ciò che ti sta intorno, sentirai cos’è la vita. Non puoi sentire e vedere: parla. Ogni tua parola sarà vita per te. Non puoi parlare sentire vedere: pensa. Ogni pensiero sarà vita per te. Cogito ergo sum. Non è mica una cazzata sai. O pensavi lo fosse? Eppure sai, sento di non averti convinto. E’ giusto che tu non sia convinto. Non ho la presunzione di convincerti. Però lasciami dire una cosa: non avresti mai pensato che ti potessi scrivere una roba simile. Non è vita questa? Sennò restiamo tutti qui a pensare a oggi pensando che domani sia troppo tardi. Il proverbio più stupido dell’universo: meglio un uovo oggi che una gallina domani. Cazzate. Domani io ci sono e magno di più con la gallina. Che me frega se io ho l’uovo oggi??? Se domani non ci fossi, il problema non si porrebbe. La saggezza popolare basata sull’oggi, sull’immediatezza delle cose, come se esistessero solo oggi, è una paurosa follia. Che vita sarebbe se io domani sapessi di non esserci? A cosa servirebbe tutto. A niente. Tu mi dirai adesso: ho trovato uno che sa che domani non ci sarà più!!! Lo so: parli dei condannati a morte. Vero. Anzi quasi vero. Perché l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo e del domani non vi è certezza. Ma non come lo intendeva Lorenzo il Magnifico. Che ne sai tu che domani la sedia si rompe, l’iniezione non fa effetto, la camera a gas ha una perdita???? Può succedere sai? Magari è solo una piccola probabilità ma esiste. E allora? Perché non pensare che domani verrà? Anzi se ti stanno giustiziando è domani. Li hai fregati. Tu sei arrivato a domani. Ti ho convinto? Forse no. Non importa. Forse nemmeno sei arrivato a leggere fino a questo punto. Non importa. Tanto io sto ascoltando il mio cuore: sai batte. Come il tuo se mi leggi. Ok. Ti saluto. È stato bello scriverti. Scriverti una cosa che leggerai. Quindi domani. Oggi io scrivo domani. Vedi: è bello scrivere. Perché lo scrivere è sempre domani. Oggi è domani. Una foto è l’oggi nel domani. Un film lo stesso. Tutto è domani. Che bello. Vedi: mentre scrivo sto trovando altre cose che sono domani. Ma tutto è domani. Quindi non ti elenco più niente. Tanto tutto è domani. Ciao ci vediamo domani: il più bel saluto che si possa fare, semplicemente perché hai già realizzato il saluto. Pensa che domani verrà sempre e sarai felice. L’ho scritta io di mio pugno per farti conoscere che oggi è domani.
Giuliano

La pensione del Blasco....

Cari lettori, vorremmo fare un'appello all'Enpals, l'ente previdenziali per gli artisti. Signori dell'Enpals, accettate la richiesta di pensione avanzata dal signor Vasco Rossi. L'uomo ormai non è più capace di lavorare e produrre in autonomia. Lo si capisce dalla cover di Creep dei Radiohead. Come può un grande rocker come lui (la ggggente dice così e io mi adeguo alla massa.....)dover fare una cover come singolo, di un pezzo di oltre 10 anni fa, cosi tanto per riesumare qualcosa che i diciottenni di oggi forse non hanno mai sentito (mi sembra proprio difficile comunque.....)? La parola d'ordine è una sola, caro Vasco: RITIRATIIIIIIIII!!!

25 nov 2009

Autocelebrazione....

E oggi son 30....sono adulto? sono gggiovane? sono anziano? Boh è un età così strana questa. Conosco persone che a quest'età avevano già 3 figli e altre che ancora non avevano concluso l'università. Altri indipendenti e altri ancora in casa con i genitori. Altri seri lavoratori e altri fannulloni. Insomma siamo ancora lontani dalla stabilità mentale e sociale definitiva. Io ne sono un classico esempio: vorrei diventare adulto, ma non voglio del tutto. Magari quando mi sposerò maturerò definitivamente. O magari sarò ancora più cazzone di prima....Ps Cari lettori, specifico che non so se e quando mi sposerò.

3 nov 2009

Una croce sul cuore....

Cari lettori, ben due post nello stesso giorno: praticamente un record. Pero la cosa è davvero seria e grottesca allo stesso tempo. La sentenza della Corte di Strasburgo sui crocefissi nelle scuole mi sembra un'assurdità, che va oltre il politicamente corretto. Premesso che in Italia quel crocefisso sopra la lavagna non ha impedito in questi 150 anni di far crescere sui banchi milioni e milioni di italiani che si sono professati atei, laici ad oltranza, mangiapreti o addirittura hanno cambiato religione radicalmente, rifiutando il cristianesimo in toto. Ma la cosa piu blislacca è che a proporre questa "modifica" dell'arredamento scolastico delle nostre scuole pubblica sia una cittadina finlandese, Finlandia che ha nella bandiera una bella croce azzurra. Ora: immagino che la signora abbia rinunciato alla propria nazionalità in nome della laicità. Aspetto con ansia che la Corte Europea metta fuori legge, in tutti i luoghi pubblici su territorio dell'Unione Europea, comprese le aule scolastiche, la Union Jack e tutte, nessuna esclusa, le bandiere dei paesi scandinavi. Provocazione per provocazione, facciomolo bene il lavoro....

2 nov 2009

Ciro, il figlio di Target.....

Cari lettori, siamo in piena crisi esistenziale dovuta a vari fattori. Familiari, lavorativi, sentimentali, sportivi. Se nelle prime te io sono attore in prima persona e quindi fautore del mio destino, sulla quarta sono spettatore passivo. Ed è la cosa che mi da piu fastidio nella vita: non poter decidere sui miei problemi. Non riesco a subire la sorte senza incazzarmi. E a maggior ragione se non ho alcun potere per soverchiare il destino infausto. Ecco, io non posso fare molto per il destino della Juventus, se non quello di subire, tifando, il nostro inesorabile prossimo destino di squadra senza capo ne coda. Qualcuno mi presta 500-600 milioni di euro per soverchiare questo destino bianconero infame?

19 ott 2009

Cari bei tempi andati....

Cari lettori, leggendo la lista dei candidati al Pallone d'Oro mi è salito un groppo in gola: nemmeno un italiano. Non che la cosa mi meravigli o mi indigni. Semplicemente vedere che la realtà e anche la percezione (perche se Messi è indiscutibilmente il piu forte al momento, su chi debba stare nei 30 si potrebbe scrivere un trattato)che i nostri giocatori non siano di alto livello. Nemmeno uno. Purtroppo, è la triste verità. Qualcuno mandi un sms a Marcello Lippi e dica di indignarsi con questi parrucconi francesi che non capiscono un cazzo di calcio e che hanno mandato la claque a Parma, per fischiare i nostri fantasticissimi famossissimi fortissimissimi azzurri....

8 ott 2009

Cercasi cervello per Antonello Venditti....

Cari lettori, troppo spesso si parla a vanvera e si dicono scempiaggini di ogni risma. In Italia siamo specialisti del "mina a petra e muccia a manu". Inutile tradurre perche mi sembra molto chiaro. Venditti è l'ennesimo esempio: magari aveva intenzioni davvero "buone" (ci credo poco: volevo solo "allietare" la platea con un'invettiva idiota e non è stato capace. Anche Salvini si stava solo divertendo cantando il famigerato "Stanno arrivando i napoletani", no?). Comunque visto che la nostra terra martoriata non merita questi insulti senza senso (parla di criminalità, ma di cultura e arte ne abbiamo da vendere, come tutti in Italia) dedico una poesia di un mio concittadino, grande letterato, creatore del Premio Viareggio, al signor Antonello Venditti, con l'augurio che qualcuno, finalmente, possa donargli un cervello.

Leonida Repaci - Quando fu il giorno della Calabria



Dio si trovò in pugno 15 mila Kmq di argilla verde con riflessi viola.
Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese per due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo, il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il Bergamotto, allo stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il Tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le Acque Sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde.Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Alcmeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Glauco a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Padula ad Acri, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli Careri a Taurianova, Manfroce a Palmi, Cilea pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà.
Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangelario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lamezia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Mileto la Zecca, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria.
Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole.
A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il ficodindia, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.
Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli ed ospitali, le bestie amate.
Volle il mare sempre viola, la rosa sboccia anche a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza in cui entrava la compiacenza del Creatore verso il capolavoro raggiunto.
Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, il feudalesimo, le fiumare, le alluvioni, la peronospera, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio.
E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno, mentre si svegliava il Signore.
Quando aperti gli occhi, poté abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creature prediletta, Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo.
Poi lentamente rasserenandosi disse: Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. "Utta a fa juornu c’a notti è fatta".
Una notte che contiene già l’albore del giorno.